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welcome work

Welcome Work. COCA. 1-2 giugno 2013

Ho raccolto nel mio immaginario di “fruitore” dell’arte e “promotore” degli artisti contemporanei tre consigli, messi insieme un po’ a casaccio, ma che forse danno il senso di come è possibile sopravvivere nella odierna jungla globale dell’arte:

1) Tenetevi pronti

Italo Calvino nel 1985 tiene ad Harvard le sue Lezioni americane. Conclude la sua lezione dedicata alla Rapidità raccontando questa storia:
Un giorno l’imperatore chiede a Chuang-Tzu – il più bravo pittore della Cina – il disegno di un
granchio. Chuang-Tzu risponde: “Ho bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori!”. L’imperatore acconsente. Dopo cinque anni si reca nella villa per vedere l’opera di Chuang-Tzu, ma scopre che il disegno non è ancora cominciato.”Ho bisogno di altri cinque anni per finire il mio lavoro”, dice Chuang-Tzu. E l’imperatore acconsente di nuovo. Dopo altri cinque anni torna nella villa per vedere se il disegno è pronto. Chuang-Tzu allora prende in mano un pennello e in un momento, con un solo gesto, disegna un granchio, il più perfetto granchio mai visto.

Adesso chiedetevi se siete pronti a disegnare il vostro granchio, perchè quando ve lo chiederanno molto probabilmente non avrete 10 anni per prepararvi.

2) Abbiate il coraggio dei pionieri

Nel 2000 ebbi la fortuna di incontrare Marcos Novak, poeta visionario, musicista e architetto californiano, teorico della Transvergenza. Un giorno condivise con me quest’allegoria, la riporto con parole mie che spero riescano ad evocarla con la stessa forza con cui è rimasta impressa nel mio immaginario.

Visualizzate un disco, un disco rigido sostenuto da un perno centrale sufficientemente robusto da tenerlo sospeso nel vuoto. Ora immaginate che questo disco sia la cultura di una comunità. Su questo disco uomini e donne camminano girando attorno al perno centrale. Alcuni uomini e alcune donne hanno così paura che il disco si stacchi dal suo sostegno, che girano abbracciati al perno centrale. Il perno nella nostra allegoria rappresenta la tradizione e le conoscenze consolidate. Questi aborriscono tutto ciò che se ne distacca.

La maggior parte degli uomini e delle donne invece percorre un cerchio più largo, o meglio una serie di cerchi concentrici, dal più vicino alla tradizione fino a uno che se ne distacca abbastanza, ma comunque abbastanza lontano dai cerchi più esterni. Su questo anello immaginario si muovono dunque diversi livelli di conformismo, dai più vicini alla tradizione fino a quelli nuovi veicolati comunque dalla comunicazione di massa.

Sui cerchi esterni girano pochi uomini e donne che amano distinguersi dalle masse e che sono pronti a sperimentare modelli culturali innovativi, alternativi, contemporanei. Poi ci sono alcuni uomini e donne a cui non basta camminare sui cerchi esterni. Questi, animati dal fuoco della conoscenza e dell’innovazione, odiano ciò che è consolidato e mal sopportano anche il nuovo già conosciuto. Appaiono stranamente attratti dal bordo del disco e spesso ci camminano su come degli equilibristi. Come bambini irresponsabili e coraggiosi mettono un piede davanti all’altro su un terreno scivoloso, attenti a non cadere, con il gusto di guardare nel vuoto. Ogni tanto uno di loro, forse per errore, forse per estrema incoscenza, finisce per buttarsi giù. A quel punto avviene un miracolo. Colui che si butta non cade, ma è il disco che improvvisamente si allarga ed grazie al coraggio di questi pionieri che la cultura progredisce e la comunità va avanti.

3) Lottate per il vostro lavoro

Lionardo Vigo, poeta Acese, nel lontano 1857 scrive Malarazza, un lamento in lingua siciliana che per via della censura degli ecclesiastici potè pubblicare solo dopo divesi anni e in una versione edulcorata. Dopo quasi 100 anni Domenico Modugno lo portò al successo trasformandolo in una canzone. Riporto il testo originale, in tutta la sua forza, perchè sia fonte di ispirazione per chi oggi paga la propria inquietudine e si sente umiliato da un mercato dell’arte che è per forza di cose tanto lontano dalla meritocrazia quanto era lontana dalla giustizia la Malarazza di Vigo:

Un servu, tempu fa, di chista piazza

cussì priàva a Cristu e nci dicìa:

"Signuri 'u me patruni mi strapazza,

mi tratta comu un cani pi la via,

tuttu mi pigghia cu la so' manazza

la vita dici chi è mancu la mia.

Si jeu mi lagnu cchiù peju m'amminazza

chi ferri mi castja a prigiunia.

Undì jò mo ti prejiu 'sta malarazza

distruggimmilla Tu, Cristu, pi mmia

distruggimmilla Tu, Cristu, pi mmia".

"E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza,

oppuru ll'ha 'nchiovati com'a mmia?

Cu voli la giustizia si la fazza

non speri ch'autru la fazza pe ttia.

Si tu si omu e non si testa pazza

metti a profittu 'sta sintenzia mia.

Jò non sarrìa supra sta cruciazza

s'avissi fattu quantu dicu a ttia!"

Ultima modifica ilMartedì, 16 Luglio 2013 23:06

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