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Vlady Art per Stato Bastardo

OM, Borgo degli Artisti, 15-22 Settembre 2013.

VladyArt (Catania 1974, nome di battesimo:Vlady) è un artista attivo principalmente nell’arte pubblica/urbana. Studia decorazione all’istituto Statale d’Arte di Via Crociferi a Catania e presso l’Accademia delle belle Arti di Brera, a Milano. Durante gli studi intreccia e moltiplica i contatti con il nord Eu-ropa, dove ha l’occasione di risiedere grazie a tre borse di studio (Finlandia). Nel 2003 terminati definitivamente gli studi si trasferisce in Irlanda, dove trascorre cinque anni. E’ in questo periodo che fa partire il concept “VladyArt”, prendendo le distanze dall’arte praticata durante anni accademici. Nel 2005 la predilezione per l’esterno e gli spazi aperti lo portano per la prima volta a eseguire lavori pittorici en plain air, sulle forme. Dopo il 2008, con il suo rientro a Catania, la sua attività diventa quasi del tutto “pubblica”. I suoi primi interventi, sebbene eseguiti alla luce del sole, non sono autorizzati: è impor- tante la valenza sociale e politica di queste azioni, quasi performative, di rottura. Della street art Vlady diventa in breve un rappresentante particolare a Catania, concentrato su quel filone (ancora inesplorato in città) che comprende istallazioni e decorazioni urbane, estranee alla cultura dei graffiti. Le forme tridimensionali sono rivisitate pittoricamente per assumere nuove caratteristiche; birilli anticarro, pomelli, panchine, cambiano la loro pelle. E’ il periodo delle coccinelle, che spuntano un po’ dappertutto. Poiché molto iconiche e visibili, le coccinelle si coprono in breve tempo di firme e dediche di ogni tipo, come dei piccoli land mark. Dal 2011 la sua arte diventa più riflessiva, si stringe attorno al concetto, diventa ironica e volutamente più effimera. Tutto va a discapito dell’estetica decorativa, ma a vantaggio della comunicazione. Per certi versi, il nuovo Vlady abbandona l’estetica per abbracciare l’antiestetica. Progressivamente i lavori si fanno meno invasivi e complessi, eseguiti con poca o senza tecnica (“low Tech”), i cui materiali possono essere trasportati facilmente anche in bicicletta. La fotografia diventa l’unico media capace di catturare l’opera e la sua fruizione è ora affidata a internet. Le istallazioni diventano frequenti e geograficamente più sparse, anche all’estero; azioni quasi quotidiane come se fossero note sulle pagine di un taccuino d’arte. Difficile contarle, catalogarle e valutarle singolarmente poiché andrebbero capite nel loro complesso e nel loro linguaggio.
Non sono pochi i media e i generi della street art che l’artista ha toccato dal suo esordio: stencils, adesivi autoprodotti, opere murali, istallazioni, grafiche, video, performance di vario genere e collage con manifesti strappati dalla strada. Poiché la sua arte è ricerca (interiore, soprattutto), questa non cessa mai di evolversi e di rappresentarlo durante gli anni. A oggi l’artista spazia dalle opere pittoriche (scrittura “brutale” a caratteri cubitali) alle forme più sottili e minimali dell’arte urbana. Negli ultimi anni ha eseguito anche lavori autorizzati su commissione, talvolta enormi, come per Piazza dei Martiri a Catania (Marzo 2013). La sua libera attività urbana, non proprio di facile commerciabilità - se non del tutto incommerciabile - è essenzialmente la manifestazione della sua personalità; solo occasionalmente ne fa un prodotto concepito per essere goduto privatamente, attraverso la vendita. La sua opera commercialmente più celebre è una grafica fantasiosa, tributo alla sua città natale, chiamata “Cata- nia Underground”; circa un migliaio i pezzi venduti fin’ora. VladyArt conta all’attivo diverse uscite pubbliche, articoli (a lui dedicati e da lui scritti per diverse realtà editoriali), recensioni, mostre personali, collettive, work- shop e concorsi in Italia e all’estero.

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