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Giovanni Puma

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sabato 5 Aprile - ore 17:00
GIOVANNI PUMA

Di professione pittore, modicano di Modica Alta, Giovanni Puma nasce il 5 aprile 1934. Vive fin da piccolo momenti storici importanti e contrapposti. Frequenta le scuole elementari in piena epoca fascista, le medie nell’Italia liberata. È un adolescente inquieto. Mal sopporta ogni tipo d’imposizione, ogni freno alla libera espressione della sua personalità. E non teme di fuggire di casa senza documenti pur di raggiungere, a Napoli, il fratello maggiore in partenza per l’America Latina. È il suo primo, concreto atto di ribellione al padre, uomo rigoroso e di fede socialista, che gli ha imposto la prosecuzione degli studi al fine di garantirgli un futuro migliore.
 

Costretto a ritornare a Modica, Giovanni frequenta l’istituto per geometri, ma non rinuncia al progetto di partire. Sempre più insofferente dell’ambiente che lo circonda, non si stanca di chiedere ai genitori di poter raggiungere il fratello oltreoceano. A diciannove anni interrompe gli studi e ottiene dal padre il permesso di espatrio. Il suo viaggio in nave, pur estenuante e lunghissimo, rappresenta la conquista dell’indipendenza, la concreta emancipazione dagli stereotipi paesani e dagli spazi angusti del suo quartiere. 
Le immense distese venezuelane tuttavia e le facili libertà di movimento non servono a placare la sua irrequietezza. Senza ostacoli da superare e senza competizioni, la sua mente già fervida di idee e di progetti appare insoddisfatta. È altro che vuole. 

Giovanni fa ritorno in Italia dopo alcuni anni e consegue finalmente il diploma di geometra. È il periodo infuocato delle prime avvisaglie di contestazione che sfoceranno nel Maggio Francese. Il nuovo clima culturale lo entusiasma. Via i lacci del conformismo e della doppia morale, via l’autoritarismo nelle scuole, via tutto ciò che imbriglia le ali a un’anima come la sua, tesa a cogliere il senso puro dell’esistente. 
Giovanni si trasferisce a Roma e sceglie di vivere nei luoghi del ghetto. Portico D’Ottavia, Campo de’ Fiori, Via dei Chiavari. Qui colleziona esperienze memorabili. Incontra gli artisti della Galleria Il Gabbiano che lo apprezzeranno per la sua pittura concettuale astratta. Frequenta corsi di cinema e di teatro sperimentale. Conosce molte donne, italiane e straniere, con cui instaura rapporti culturali o intreccia relazioni amorose improntate al superamento di vecchi tabù sessuali. 

Il suo stile di vita decisamente anticonformista in breve diventa una potente calamita per tanti giovani del nascente Movimento Studentesco, per artisti e intellettuali di varie nazionalità. 
Torna spesso a Modica. È l’affetto grande per la madre Margherita e la sorella Rosa a riportarlo in via Lelli. Sono visite fugaci, le sue, ma intensamente vissute. Il ricordo della fanciullezza spensierata, trascorsa accanto a loro, è sempre vivo e gli ispirerà le pagine più belle del romanzo “Canto del conto del capo coperto”.
Archiviato il Sessantotto, Giovanni non smette di cercare risposte ai suoi quesiti esistenziali e artistici. La conoscenza di una giovane italianista francese, Pascale Budillon, che diventerà sua moglie, gli apre la strada per Parigi. Qui continua la sua attività di pittore nello studio di Rue de la Grange aux Belles, dove sviluppa e perfeziona alcune intuizioni del suo percorso artistico. 
Sono anni di nuove, feconde amicizie e parallelamente di graduale riconciliazione con la città d’origine. Giovanni torna sempre più volentieri a Modica e vi soggiorna sempre più a lungo, soprattutto nei mesi estivi. 
La nascita di Giulia nel 1983 completa e definisce la sua vita, chiamandolo al compito più importante e felice per un genitore: la trasmissione delle idee, di valori e sentimenti. A lei e alla sua formazione culturale Giovanni si dedicherà con impegno costante. 
Muore a Parigi il 27 dicembre 2013. Adesso riposa in Montparnasse.

>> Le foto dell'evento

>> Il servizio giornalistico a cura di  VideoMediterraneo

Ultima modifica ilVenerdì, 11 Aprile 2014 12:23

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