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Fuori dal tempo e aldilà del bene e del male

Dopo esserci lasciati a luglio con l’intreccio d’amore tra Teresa e Teodoro, metafora di ciò che si vede e di ciò che resta celato alla vista e nell’immaginario, gli artisti e i ricercatori, nuovi abitanti del borgo, si ritrovano nella piccola scuola di Modica Alta. Questa, dopo essere stata rivestita di nuovi significati identitari e investita di nuove energie creative, si prepara a rivisitare il suo passato e ad affrontare il presente con nuove idee e propositi per il futuro.

Tre workshop si terranno infatti a partire dal 15 settembre in simultanea, 30 nuovi giovani artisti avranno la possibilità di cimentarsi sul terreno dell’immaginario di Modica Alta per costruire una casa comune, un laboratorio fisico e virtuale in cui sia possibile custodire i tesori della tradizione e della storia senza rinunciare alla ricerca, alla sperimentazione, all’innovazione e alla creatività, un Centro Culturale vivace e capace di diventare non solo una delle principali attrazioni turistiche della Città di Modica, ma anche il luogo nel quale pensare, progettare e costruire le politiche di rigenerazione e di sviluppo urbano.

I temi che saranno trattati dai tre prossimi workshop perseguono quest’obiettivo e sono quindi il frutto di un ragionamento unitario, un filo rosso che lega passato, presente e futuro di Modica Alta agli spazi fisici del quartiere, senza preconcetti né pregiudizi, ma anzi provando a indagare le potenzialità evocative e le attrattive più recondite, senza paura di essere a volte filologicamente o politicamente scorretti. Aldilà del bene e del male dunque e fuori dal tempo.

Che cos’è in fondo un centro storico se non una sorta di macchina del tempo, ovvero un luogo capace di evocare realtà diacroniche parallele, costruite sulla memoria, sulla percezione e sui desideri, sulle aspettative e sulle visioni dei suoi abitanti e dei visitatori?

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Giorgio e il drago

Il tema del workshop di Aldo Zucco e dell’Accademia di Belle Arti di Catania si propone di indagare il portato immaginifico di un pezzo importante della tradizione popolare: la festa di S.Giorgio Martire, patrono e protettore di Modica Alta. L’iconografia di questo Santo medio-orientale, il cui culto è diffusissimo anche al di fuori della religione cattolica, si riferisce a un episodio specifico della tradizione, l’uccisione del drago.

L’immagine tramandata è quella di uno splendido cavaliere su un cavallo rampante con una lancia infilzata nella testa del drago, riverso e sconfitto sotto gli zoccoli sospesi a mezz’aria del cavallo. L’eterna ricapitolazione della lotta tra il bene e il male trova in quest’immagine un vincitore chiaro, assoluto. Il messaggio di questa icona, nella sua trasfigurazione in forma di statua lignea, viene portato in processione ogni anno per le vie della città fino a tornare nella cattedrale omonima, tra le urla di gioia dei devoti.

Lo spunto utilizzato deriva da una sorta di processo di “scongelamento” iconografico, attraverso il quale sia possibile far rivivere idealmente l’atto della lotta tra il cavaliere e il drago e non mostrarne solo l’esito e l’incitamento intrinseco ad abbracciare il bene, poiché questo sempre ha la meglio sul male. Riflettere su cosa è bene e cosa è male è forse il primo passo per formare la propria idea di realtà, aldilà dei pregiudizi e delle convenzioni sociali. Ecco che Giorgio smette di essere un santo, ma prende la forma di un cittadino comune (Giorgio è anche il nome maschile più diffuso in città) alle prese con l’altro da se, un drago ammaliante e anticonformista, portatore di novità non sempre da respingere.

Attraverso questa chiave verrà affrontato il tema della ri-significazione degli spazi pubblici, dei percorsi tradizionali, delle identità urbane perdute.

 

Nell’inseguimento dei due personaggi della storia tra le vie del quartiere, verranno risvegliate le coscienze sopite, riconosciute le ferite inferte dallo scorrere del tempo ed evidenziati i conflitti generati dalle incongruenze del presente e dalle incertezze sul futuro. Conflitti dall’esito incerto dunque, sempre più difficili da ridurre alla contrapposizione tra un bene e un male, ma spesso anzi riconducibili e paragonabili ai tormenti identitari di ogni uomo, di ogni comunità. Riconoscersi quali portatori di molteplici attitudini e idee diverse è forse il primo passo per risolversi come uomini e donne e come componenti di una comunità.

 

 

 

 

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