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Teresa e Teodoro

Teresa e Teodoro se vedere è percepire

workshop ed esperimenti / 8-14 luglio 2013 /
CoCA per Borgo degli artisti - a cura di Francesco Lucifora

 

un racconto

Teresa e Teodoro vivono nella città alta, si conoscono da quando erano bambini, hanno frequentato la stessa scuola. Oggi continuano ad incontrarsi, a distanza di tempo, per discutere dei luoghi che gli appartengono e degli altri luoghi che sfuggono alla loro attenzione. Durante alcuni incontri, Teresa ama parlare dei luoghi visibili, della città conosciuta e degli spazi percepiti dalle persone come simboli della loro identità, Teodoro si sofferma sui luoghi che non riesce a vedere e sulla mancata percezione dei dettagli, dei cortili e degli angoli non percorsi nella città alta. Da tanto tempo entrambi hanno ascoltato le lamentele e le promesse che riguardano i luoghi conosciuti e quelli meno battuti, da anni sentono vociferare su quali interventi si devo attuare dentro questi luoghi perchè la città alta sia di nuovo visibile e percepita dai suoi abitanti e dai visitatori esterni. Teresa e Teodoro sentono la stanchezza dell’attesa e l’energia di voler subito passare alla concretezza, decidono allora di mettere insieme le loro posizioni, i loro punti di vista: la passione per le cose visibili e quella per le cose meno visibili. Si chiedono se vedere è percepire e per tentare di ottenere una risposta invertono i loro contributi, Teodoro mette a disposizione la forza dell’identità da difendere a qualunque costo, Teresa contribuisce con la visione del futuro e il coraggio di guardare oltre i confini delle cose e delle mura.

L’incontro dei due offre l’occasione per condividere due posizioni che per intenzione umana vengono invertite e poste in discussione come se dalla verifica dei pensieri possa scaturire un’idea condivisa che da luogo all’intervento temporaneamente risolutivo.

 

se ti vedo ti percepisco

Dentro la scuola di S. Teodoro, adesso sede del Borgo degli Artisti, si aprono spazi inediti che sono stati vissuti nella funzione normale di un istituto di formazione, ma che oggi nel presente di nuove funzioni possono connotazioni non previste o diventare qualcosa di impensabile. La scuola/borgo gode, rispetto al resto della città alta, di una posizione interna, di passaggio, quasi l’inizio di un tragitto o la fine di un passaggio. E’ da annotare anche una posizione sottomessa rispetto alla prima pelle stradale, la discesa che porta qui denota l’azione del discendere al di sotto di un livello. Partendo da questa posizione di cuore (centralità) e di discesa (scomparsa) sembra che questo edificio/luogo possa, allo stesso tempo, essere il motore di un intervento (urbano) pur rimanendo in questa posizione di quasi invisibilità. Tre spazi, dentro l’edificio, attirano l’attenzione: il giardino (con palma), la palestra (corridoio) e il cortile (campetto) per la loro posizione e relazione rispetto al resto, la condizione in cui si presentano e la contiguità che li caratterizza.

 

giardino / gardenscape

Il giardino si trova circondato dalle case, un vuoto che ospita il tronco di una palma fiera che ha ceduto i rami, ma non il suo corpo per intero, dall’alto della palma si può vedere un panorama fino a questo momento inedito e non percepito: gli abitanti vedono la palma che è orizzonte e punto di riferimento, hanno visto cambiare la sua forma, ma non hanno smesso di osservarla, in questo modo lei è sempre lì a rassicurare il loro paesaggio quotidiano. Gli abitanti delle case che fanno da perimetro al giardino non vedono cosa accade nel giardino, lo spazio esterno che ospita la palma è collegato ad uno spazio più piccolo e a sua volta collegato con il secondo spazio: la palestra /corridoio.

 

palestra / castello interno / lost voices

La palestra è, in relazione agli altri due, l’unico spazio dotato di confini di chiusura e contenimento. Questa semplice notazione porta ad alcune riflessioni: questo corridoio ha contenuto storie, persone e attività, la palestra ha osservato, come un luogo vivo, momenti della vita delle persone registrandone stati d’animo e sforzi fisici e mentali. Adesso il luogo ha smesso questa attività ed è pronto a restituire l’archivio accumulato negli anni, un archivio che andrebbe ricercato nella città alta e ricondotto nel suo luogo d’origine. Un castello è sempre idealizzato come una fortezza che custodisce, il castello interno è il contenuto così forte da poter avere una vita propria.

 

cortile / campetto / espositori ferrosi / avamposto

Il corridoio/palestra esce nell’ampiezza del cortile e trova un momentaneo sfogo spaziale che immediatamente viene frenato dalla posizione di subalternità rispetto alla strada e dagli espositori ferrosi che fanno da barriere, ma in qualche modo essi sono anche un potenziale collegamento con l’esterno. E’, questo cortile, un luogo che non si vede dall’esterno così come trovandosi dentro di esso non si vede nulla di ciò che sta fuori. Lo spazio campetto diventa importante se accoglie le spinte degli altri due luoghi, diventa un valore di connessione con la città alta dal basso, diventa visibile e percepibile così come la città dovrebbe essere vista e percepita, prima dagli abitanti e poi dal resto della gente. Teresa e Teodoro vogliono accelerare questo processo senza perdere i dettagli dell’identità ma declinarli dal presente in avanti.

 

 

 
Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 14:31
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