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Sicilian Flavour

Il workshop di Luca Scivoletto si propone di realizzare un prodotto cinematografico, una sorta di docu-fiction, che vuole essere un ironico connubio tra realtà e finzione. Protagonisti un cineasta giovane e colto, ma pieno di preconcetti sulla Sicilia e su Modica, alla ricerca di immagini esotiche e luoghi comuni, e il suo operatore siciliano, rozzo ma in grado di cogliere attraverso la cinepresa dettagli macroscopici e microscopici di cui il suo datore di lavoro non si accorge.

Il tema affrontato è quindi quello della soggettività dei punti di vista, i quali spesso condizionano enormemente la capacità di giudizio e ciò che appare insignificante ad alcuni, si rivela essere decisivo per altri.
Una pluralità di dimensioni e di realtà immaginarie popolano quindi gli spazi urbani, forse una per ognuno degli osservatori. Il cinema è senz’altro l’arte in grado di rivelarne meglio alcune e imprimendole su pellicola produce l’effetto di riportare alla luce della collettività memorie sopite o di rivelare aspetti imprevedibili e idee nuove. Per tanto agli artisti sarà chiesto di compiere un’esperienza di perlustrazione urbana del quartiere e lavorare a una sua interpretazione visiva e sonora. Saranno invitati a individuare gli abitanti del quartiere da coinvolgere e a impostare al contempo delle strategie di rappresentazione degli spazi, in un itinerario di esplorazione che sarà aperto anche alle sorprese tipiche della ricerca sul campo.

Allo stesso modo saranno anche coinvolti nell’elaborazione di forma di scrittura che mescola questi materiali attinti dalla realtà con quelli della finzione narrativa, anche questa soggetta a un’elaborazione collettiva e in-progress. In questo modo il workshop diventerà un’esperienza volta a sviluppare un prodotto cinematografico ibrido, che rimescoli i linguaggi e rielabori con gli strumenti della fantasia ciò che un quartiere offre nella realtà di tutti i giorni.

Un modo per leggere con occhi nuovi ciò che spesso né la finzione, né il documentario riescono a restituire attraverso i loro tradizionali codici espressivi, nell’obiettivo di fare di Modica Alta un oggetto di indagine documentaria e insieme la location ideale per un’opera di finzione.

 

Ultima modifica ilMartedì, 24 Marzo 2015 11:11

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